lunedì 28 gennaio 2013

Ingroia, Di Pietro e la rivoluzione che non può più attendere





Dal mio blog sul Fatto Quotidiano: www.ilfattoquotidiano.it


Inutile dire che voterò per la lista Ingroia, soprattutto perché è lì che ritrovo Di Pietro e quel che resta di IdV; giustamente purificata dagli elementi di destra che ci stavano dentro fino ad ora: persone per lo più rispettabili e solo di opinioni più conservatrici delle mie; a parte ovviamente quelli che hanno ceduto alle lusinghe berlusconiane in vari momenti, o quelli che hanno deciso di scappare con la cassa.

Di Pietro ha ragione: dobbiamo usare di questa emorragia di finti o scontenti militanti per rendere IdV più autenticamente quello che deve, voleva, essere: un partito di rinnovamento radicale della politica e della società italiana; non per niente, a parte l’innominabile Lega, è rimasto l’unico gruppo di opposizione al governo eurobancario Bersani-Monti-Napolitano.



Proprio guardando al destino di Di Pietro e di IdV non posso evitare di pensare, come altri “ingroiani” che si sono espressi negli ultimi giorni sul “manifesto” e altrove che è stato un grave errore – forse non a breve scadenza, ma per il dopo-elezioni – non accettare semplicemente l’offerta di Di Pietro di aprire le liste di IdV a tutta la sinistra usando delle strutture organizzative e anche delle risorse finanziarie del partito.

 
Antonio Di Pietro
Non solo avrebbe evitato l’inutile lavoro di raccolta delle firme per la presentazione della lista, ma soprattutto avrebbe garantito una continuità organizzativa per il dopo-elezioni. Temo che De Magistris faccia troppo conto sulla militanza napoletana che certo ha mostrato di funzionare per la sua elezione; ma per il resto d’Italia, salvo casi specifici, io temo per il dopo elezioni una specie di liquefazione. Di cui sono responsabili gli ingroiani che hanno sacrificato questa possibilità sull’altare, un po’ grillino un po’decisamente tafazziano, della purezza delle candidature: niente politici già in campo, eventualmente meglio la casalinga di Voghera che Di Pietro o Ferrero ecc.

 
Un simile rinnovamento totale della politica dalle stesse basi è pensabile solo in un momento davvero rivoluzionario, che non è propriamente il nostro. Una politica che non si affidi – come anche potrebbe, se ne avesse la forza – alle canne dei fucili, non può pretendere di cominciare da zero come per un po’ hanno pensato la lista Ingroia e molti dei suoi promotori più prestigiosi. Risultato, ripeto, il rischio – o ben più che il rischio – di disperdersi dopo le elezioni, anche nel caso, per niente probabile, che si abbia una larga affermazione alle urne.

Antonio Ingroia
Affermazione che è minacciata anche proprio dall’immagine troppo “liquida” che stiamo dando. Sento anche qualcuno dire che la lista di Rivoluzione civile è solo un primo passo: ma quanto tempo credono di avere? La storia dei partitini di estrema sinistra in Italia è stata sempre quella di ‘primi passi’ (Estremismo malattia infantile?), sono nati così gruppi e gruppetti che polemizzano vanamente tra loro senza avere alcun rilievo politico. Allora il “voto utile” di Bersani? Utile a lui e a Monti e ai banchieri? No,naturalmente. Ma un po’ più di discernimento politico.

 
E un augurio che Di Pietro non molli il suo lavoro di rinnovamento di IdV, che potrebbe e dovrebbe essere il partito della opposizione di domani – ricordando agli elettori che non ha mai votato i provvedimenti devastanti di Monti , come invece ha fatto il Pd . Con che faccia ora Bersani dice che vuole ridurre le spese per i caccia F35, lui che le ha votate impassibile pochi mesi fa? E che ha votato anche la distruzione dei diritti sindacali promossa dalla Fornero.

 
Naturalmente Di Pietro può anche proseguire come ha fatto da ultimo: rinunciare al simbolo, al nome,per confluire nella lista arancione. Io credo che sarebbe più saggio per Di Pietro e per gli stessi obiettivi della lista arancione se tutta la sinistra ingroiana accettasse di confluire nel già esistente partito IdV: purificato, con le recenti defezioni e con il loro aiuto, di ogni scoria conservatrice, garantito da Di Pietro, Zipponi, anche De Magistris (che di lì viene), e sperabilmente Landini, la sua Fiom, il movimento NoTav.
Insomma le forze sane,come si diceva una volta, o almeno non “insane” come certe volte tendono fanaticamente a diventare. La prossima legislatura, con il governo Bersani-Monti—Casini – Vendola (!?) durerà probabilmente un anno o anche meno. Non avremo il tempo di giocare alla rivoluzione svegliando consultando pensosamente le casalinghe di Voghera, dovremo rispondere rapidamente alle tante di loro che incontreremo nelle piazze e negli scioperi che segneranno il nostro futuro imminente.


Gianni Vattimo

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